Che cos’è il blog: Due voci. Due punti di vista
Il Blog da noi ideato ha una doppia anima: diffondere la letteratura e invitarvi al dialogo e alla riflessione sui temi riguardanti la situazione delle donne in Italia e nel mondo. E per cominciare abbiamo deciso di parlare de “La ciociara” di A.Moravia.
Durante la Seconda guerra mondiale, come in tutte le altre guerre, si sono consumate efferate e gratuite violenze ai danni delle donne. Ma niente può eguagliare l’orrore della vicenda delle “marocchinate”, le donne ciociare violentate, nel 1944 dal contingente marocchino dell’esercito francese. Erano chiamati effetti collaterali della guerra, oggi quegli stupri sono un crimine contro l’umanità.
“La ciociara” di A. Moravia
Pubblicato nel 1957, “La ciociara” racconta la storia di una madre ed una figlia, Cesira e Rosetta, costrette a trascorrere un anno – dal 1943 al 1944 – in prossimità del fronte del Garigliano.
Cesira e Rosetta vengono violentate da un gruppo di soldati marocchini in una chiesa abbandonata, davanti ad un’immagine della Madonna rovesciata. La violenza individuale dello stupro si somma alla violenza collettiva della guerra, distruggendo definitivamente l’innocenza di Rosetta che comincia a concedersi a tutti gli uomini con determinazione, come se questo fosse l’unico possibile riscatto.
Raccontato dalla protagonista, donna del popolo, con il suo linguaggio e la sua visione del mondo, “La ciociara” è un esempio di straordinaria prosa narrativa, capace di condensare in un’immagine tutto il dolore e la miseria che una profanazione come la violenza determina.
E’ un’incontro con Alberto Moravia, scrittore fortemente emblematico e significativo che attraverso il teatro, la narrativa e il cinema è storicamente voce di un arte socialmente impegnata.


Qualcuno di voi ha letto questo libro?
si
sosteneva Shakespeare in “Amleto” riflettendo l’ideologia comune a tutti gli uomini, ma contrapposta agli eventi del suo tempo. Infatti, Elisabetta I Tudor salì sul trono inglese, dimostrandosi solida guida, nonostante il padre, fino ala sua morte, avesse cercato disperatamente un erede maschio. In breve tempo, il popolo inglese si dimostrò pronto a servire e ad amare una donna come propria regina.
Nel corso di epoche passate e nella classicità erano presenti rari esempi di emancipazione femminile. Famosa è la figura di Sempronia, descritta da Sallustio nel “De Coniuratione Catilinae”. Ella era istruita, sapeva suonare e . Rappresentava una figura eversiva nell’ottica conservatrice del suo tempo che si limitava a definire così la donna: . Sempronia era caratterizzata dall’insolita qualità si “audacia maschile, condannata dalla misogina società romana, ma anche da quella greca arcaica. Nel semonideo “Biasimo delle donne” forte è l’invettiva sociale contro la donna, paragonata con disprezzo a elementi naturali e animali. Sono denigrate le caratteristiche di curiosità, infedeltà, irrazionalità e vanità. Solo la “donna-ape” è esaltata, poiché colei che si integra docilmente nel sistema sociale della famiglia. Nel mondo greco, solo in un’occasione viene esaltata l’astuzia muliebre. Penelope, infatti, è modello perfetto di donna fedele, docile e costante,dimostrando, tuttavia, valide doti intellettive. Ella rappresenta una figura forte, quasi combattiva, che riesce a tenere testa ad una società pervasa di odio verso le donne. Caratterialmente è simile a Penelope la figura di Maria di Champagne che, in età medievale, organizzò presso la sua corte un importante circolo culturale, che fece da incentivo allo sviluppo della letteratura in Francia. Allo stesso modo, nelle effervescenti corti rinascimentali, le donne erano protagoniste. Sebbene la loro educazione fosse più modesta rispetto a quella degli uomini, le figure femminili, da sovrane rispettate a contesse temute, dominano il panorama politico e culturale. Basti pensare alle grandi personalità di Caterina de’ Medici, Lucrezia Borgia, Maria Beatrice D’Este, Vittoria Colonna e Maria Visconti.
Circa due secoli più tardi, viene presentata da Ibsen (“Casa delle bambole”) e da James (“Ritratto di signora”) la condizione di sofferenza creata nella donna, consapevole della sua limitata libertà. Lo stesso Gabriele D’Annunzio esalta la cosiddetta “femme fatale”, lussuriosa, bella, ma nello stesso tempo caratterizzata da un fascino rovinoso per l’uomo. Visione contrapposta è quella di Guido Gozzano. Quest’ultimo, nell’opera “La signora Felicita” descrive un modello di donna operosa, casalinga e quotidiana. Nel quadro novecentesco, si evidenziano anche donne, dapprima mazziniane poi socialiste, che lottano per i diritti politici. In Italia tale movimento femminista raggiunge importanti traguardi, quali la valenza della testimonianza in giudizio e la possibilità di gestire i proprio beni. Sebbene l’ideologia fascista segnò, più tardi, un periodo di involuzione promuovendo la subordinazione della donna, il processo i emancipazione non si arrestò, fino al 1996, quando finalmente lo stupro viene considerato vero e proprio “Delitto contro la persona”. Oggigiorno, la donna e l’uomo non sono più legati da un rapporto di subordinazione, ancorata ai ruoli tradizionali, poiché entrambi sono caratterizzati da forte individualismo. Nonostante possa dirsi superata l’idea arcaica di “mater familias” e famiglia patriarcale, ancora nella nostra società moderna esistono pregiudizi misogini.
Nell’ottusa società moderna,ancora non c’è spazio per un ruolo femminile emancipato.Testimonianza di ciò sono le notizie di cronaca che spesso riportano violenze sulle donne.Lo stupro,infatti,è da sempre un’arma letale che costringe al silenzio.Molte donne che hanno subito questo tipo di violenza,si sentono addirittura colpevoli piuttosto che vittime ed è per questa ragione che il 92% sceglie di non denunciare lo stupro.Le donne,infatti,sono pervase da un senso di vergogna che non permette loro di opporsi,rendendole schiave delle loro paure.Nella storia ci sono stati numerosi esempi di stupro,in particolare si ricorda la figura di Artemisia Gentileschi.Artemisia era una pittrice,vissuta a Roma nel XVII secolo,che subì uno stupro dal suo maestro Agostino Tassi.Il padre di Artemisia,allora,denunciò il maestro che non potè rimediare con un matrimonio riparatore,poichè già sposato.La giovane pittrice,quindi,depose,in occasione del processo,una testimonianza molto cruenta e volle che il colpevole fosse torturato.La pena consistette nello schiacciamento dei pollici attraverso uno strumento usato in quel periodo.Questa vicenda,però,segnò anche il suo lato artistico.Dalle sue opere,infatti,si evince questo desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.Un’altra donna tragicamente segnata dalla violenza è stata “La ciociara”,protagonista delle pagine di Moravia.Cesira,oltre a dover superare molte situazioni difficili a causa della guerra,è costretta a subire uno stupro insieme a sua figlia.Ci sono state,insomma,e ci sono moltissime donne che hanno subito violenze fisiche o morali e che cercano di tenerle gelosamente nascoste nel loro cuore.Cercano,infatti,di sfuggire agli sguardi altrui,rinchiudendosi in una prigione di solitudine che,forse,sola permette loro di sopravvivere.Non è raro,infatti,che gli stupri avvengano tra le mura domestiche,ad opera di familiari.E’ proprio questa la violenza peggiore che rende la donna schiava del rapporto che ha con il suo aggressore.Gli stupri,quindi,sono come lame che trafiggono il cuore e lasciano ferite che non potranno mai essere sanate.L’unico modo per cercare di rendere sopportabile il dolore è proprio aprirsi e parlarne,perchè solo affrontando il problema è possibile ricominciare a vivere e ad amare ancora.