La violenza sulle donne in Italia
Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.
Le vittime – soprattutto tra i 25 e i 40 anni – sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi…
Brutale, spesso imprevedibile, difficilissima da evitare. La violenza sulle donne, il “femminicidio”, come propongono di ribattezzarlo gli esperti di tutta Europa, è un’emergenza quotidiana in Italia, anche se le luci si accendono e si rispendono troppo in fretta a ogni nuova tragedia. Ammazzate con un solo pugno, come Sara Wasington, 22 anni uccisa a Torino dal ragazzo che da tre anni era il suo amico del cuore. Accoltellate e seviziate, come Maddalena Citon, assassinata nella sua casa in provincia di Treviso dai figli che la maltrattavano da anni. Massacrate con quattro colpi di pistola, come Camilla Chignoli, 22 anni, colpevole di aver litigato con il padre…
E’ il bollettino di un massacro che impressiona, che fa riflettere: solo nel 2007 57 donne uccise, 141 ferite, 10.383 vittime di lesioni, 1.805 sono le donne stuprate…
Anche i dati diffusi dai centri di ascolto di Caritas della provincia di Frosinone ci mostrano un quadro poco rassicurante parlando di donne vittime di violenze fisiche, psicologiche, sessuali.
Le vittime sono le ragazze bellissime che sorridono dalle foto, adolescenti appena sbocciate, madri anziane piegate dalla fatica. Sono, erano, donne che lavorano, che accompagnano i figli a scuola, che sognano un futuro ancora da scoprire, povere o ricche, donne che qualche volta sono state felici… Un’inquietudine sottile e dolorosa sale dalle loro storie, come se nessuna, nessun’altra donna potesse sentirsi completamente al sicuro.
“La mattanza delle donne” è una tragedia che potrebbe essere cancellata soltanto da un “radicale cambiamento”. Come dire da una rivoluzione, che non si annuncia né facile né vicina. E in molti casi la parola prevenzione, quella che piace tanto a tutti quando si parla di sicurezza urbana e di criminalità nelle strade, è del tutto inadeguata a proteggere le donne.
Keira Knightley Women’s Aid Cut

Uomini che per un’apparente ricerca di rispetto e tutela della propria dignità avvertono il bisogno di dare sfogo alla parte peggiore di loro stessi,ignorando in cosa la vita consista davvero,non posso essere giustificati da chi subisce le loro violenze,tantomeno da chi è solo consapevole delle vite che interrompono,distruggono,tormentano… La società deve essere rivolta ad un unico obiettivo:quello di un futuro migliore che riguardi tutti indistintamente.
“Non scolae, sed vitae discimus”.
La lapidaria e sempre valida “sententia”di Seneca ci ammonisce come la cultura, ieri non diversamente da oggi, debba essere considerata un patrimonio di civiltà, che fornisca gli strumenti per partecipare consapevolmente alla realtà storico-sociale del proprio tempo. A cosa gioverebbe, altrimenti, leggere e studiare Saffo, Catullo, Cicerone, Dante e Leopardi se non ad accrescere il senso di appartenenza a una “koinè”, non certo linguistica, ma “umana”?. “Homo sum: humani nihil a me alienum puto”: come non far proprio il disperato e, spesso, muto grido di aiuto di tante donne, perchè questo possa squarciare il silenzio cui, per troppo tempo, è stato consegnato? Tanti gli spunti di riflessione che la letteratura offre: La Ciociara, Donne mie di D. Maraini, Il secondo sesso di S. de Beauvoir, La Storia di E. Morante, Lo stupro di F. Rame, Il sesso inutile di O. Fallaci sono solo alcune delle tante opportunità per approfondire il drammatico problema della violenza sulle donne, troppe volte sottaciuto, molte altre ignorato in una società, quale quella del “civilissimo”
mondo contemporaneo, ancora lontano da un’effettiva parità tra i sessi.
il progetto e stato molto interessante e formativo specie x tutti coloro i quali nn riflettono mai su tali importantissime e spesso trascurate tematiche che tuttavia fanno parte della vita di tutti i giorni in tutti i paesi del mondo. 1 ringraziamento particolare va alla regista che ci ha fatto intensamente riflettere su tali disuguaglianze che si spera possano prima o poi scomparire…. grazie!!!
ps: professoressa siddi da dove ha copiato quel bel articolo????
Nella società europea del 2010 che con orgoglio si considera ” migliore” della società musulmana è inaccettabile leggere che 1805 donne all’anno vengono stuprate. Una società fiera di aver concesso da tempo alle donne gli stessi diritti degli uomini non può rimanere impassibile di fronte a casi di violenza sulle donne. Ben lontano è, infatti, per le donne il raggiungimento degli stessi diritti degli uomini che continuano ad imporsi sul genere femminile. Basti pensare che pochi sono i casi di stupro puniti severamente dallo Stato e quel che è peggio è che spesso sono le stesse donne stuprate che temono o SI VERGOGNANO di denunciare i loro stupratori, convinte di aver perso tutta la loro dignità umana. “Per evitare lo stupro dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane” è una frase che dovrebbe far raccapricciare chiunque e, per questo, oltre a quello degli stupratori, è necessario cambiare anche il pensiero di chiunque consideri normale lo stupro. Nella società, quindi, le donne potranno essere libere e con pari diritti degli uomini solo quando avranno la possibilità di uscire di casa senza il terrore di essere violentate, altrimenti si vivrà quasi allo stesso modo in cui si vive nei luoghi dove la donna è costretta a camminare con il burqa e dove è schiava della volontà degli uomini e di una società che non può essere definita tale.
SCONFIGGIAMO QUESTO MALE!
In ogni parte del mondo, siano paesi poveri o ricchi, degradati o industrializzati, le donne continuano a subire una silenziosa discriminazione che nega loro di essere uguali agli uomini in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Tutti i giorni i mass media riportano casi di donne vittime di efferata violenza, sia all’interno delle pareti domestiche che nella propria città o comunità. Sono sempre gli stessi i titoli di giornali che si ripetono e che ci sferzano: “donne violate”, “amore rubato”, “violenza ”.
Quando leggo di questi drammatici casi non posso che sentire dentro di me un impulso e un grido silenzioso di rivolta che diventa tutt’uno con quelle urla nei prati di periferia.
Ma chi sono questi “eroi”? criminali, giovani immigrati ghettizzati, fidanzati, mariti e padri-padroni, incapaci di amare, che si portano dietro il loro passato malato. Uomini prepotenti e meschini che esercitano la loro forza e violenza contro chi è più debole o considerato inferiore.
Essi sono figli di una società che tollera comportamenti che offendono le donne considerandoli legittimi, o figli di famiglie in cui al maschio tutto è concesso.
Secondo un rapporto di Amnesty sono 54 i paesi che hanno leggi che discriminano le donne. In Giordania, ogni anno dalle 15 alle 20 donne vengono uccise nei cosiddetti delitti d’onore. In Bangladesh oltre il 50% di tutti gli omicidi sono casi di mogli uccise dai mariti. In Pakistan più di 1.000 donne sono vittime di “crimini d’onore”. Negli Usa secondo statistiche ufficiali, ogni 15 secondi viene picchiata una donna. In Sudafrica, avviene uno stupro ogni 23 secondi e solo 1 su 35 viene denunciato.
In Italia oltre 14 milioni di donne nella loro vita sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. In Belgio, oltre il 50% delle donne ha subito qualche forma di violenza all’interno della famiglia. In Francia su 25 mila casi di stupro all’anno solo 8 mila vengono denunciati alla polizia. In Russia, i dati sono di fonte governativa, ogni anno 14 mila donne vengono uccise da partner o familiari.
Ho letto: « Bruciata viva dal marito e dai parenti per aver partorito una bambina. » E’ accaduto in India a una giovane 25enne, Momeena, “responsabile” non solo di aver dato alla luce una figlia, ma di averlo fatto per la seconda volta.
In Afganistan:
- le ragazze e le donne non hanno il diritto di lavorare al di fuori delle mura domestiche;
- tutte le donne che saranno costrette a uscire di casa dovranno essere accompagnate da un marham (padre, fratello o marito);
- i trasporti pubblici hanno predisposto un autobus per le donne e uno per gli uomini;
- le donne e le ragazze porteranno il chadri;
- si vieta alle donne e alle ragazze di indossare vestiti di colore vivace sotto il chadri;
.-si vieta di portare lo smalto o il rossetto e il trucco
- la donna non ha il diritto di prendere un taxi se non è accompagnata da un mahram;
i medici uomini non hanno il diritto di toccare il corpo di una donna con il pretesto di effettuare una visita;
- le ragazze non hanno il diritto di tenere una conversazione con i ragazzi loro coetanei; i contravventori verranno fatti sposare immediatamente a seguito di questa trasgressione;
- è vietato ai commercianti vendere biancheria intima femminile;
Inoltre NESSUNO IN AFGHANISTAN PUO’ USARE LA PAROLA DONNA, anche nei nomi dei luoghi. Nell’islam, le ragazze sono fatte solamente per essere l’oggetto del desiderio degli uomini. Una ragazza è una minaccia permanente per i dogmi e la morale islamici. Essa è l’oggetto potenziale del crimine, sgozzata dal padre o dai fratelli per lavare l’onore macchiato. Perché l’onore degli uomini musulmani si lava con il sangue delle ragazze!
Nel mondo milioni di donne sono terrorizzate da violenze domestiche, schiavizzate in matrimoni forzati, comprate e vendute per alimentare il mercato della prostituzione, violentate come trofei di guerra o torturate in stato di detenzione. È ancora questa la vergognosa e tragica realtà dei nostri tempi!
Ma possiamo ricominciare e proprio perché il problema riguarda essenzialmente i maschi, educhiamoli fin da bambini al rispetto della donna, spiegando che il rapporto tra uomo e donna non è fatto di pregiudizio e sopraffazione, ma di ben altro.
Quando si parla di argomenti come la violenza sulle donne o la condizione femminile non si può fare a meno di pensare a paesi come l’Afghanistan o l’Iran o il Pakistan. Si proietta, insomma, questo problema in terre lontane, terre che poco hanno a che fare con noi e la nostra cultura; si pensa, cioè, di parlare di problemi che non ci riguardano. Ed è qui che si sbaglia. E’ qui che si sbaglia perché purtroppo l’Italia non è un paese post-femminista! Non lo è, e so che alcuni si infastidiranno a leggere ciò, altri, invece, smetteranno proprio di leggere pensando che ciò che ho scritto sono solo idiozie, cose non vere, ma a me non importa, io continuerò a ripeterlo perché questa è la verità. La verità è che sei donne su dieci in Italia non lavorano, soprattutto al Sud; la verità è che le donne faticano molto più degli uomini, anche se più qualificate di questi, a trovare un lavoro; la verità è che molte donne perdono il lavoro quando rimangono incinte; la verità è che mediamente lo stipendio delle donne è inferiore rispetto a quello degli uomini…La verità è che essere donna è difficile anche qui in Italia!
Questi sono dati che poco si sentono nei telegiornali italiani, e si sa anche il perché, data la grande “professionalità” dei nostri “giornalisti”.
Molti mi diranno, anzi mi hanno già detto, che non posso paragonare la situazione della donna italiana con quella dei paesi del Medioriente, ad esempio. Sì, forse è vero. Ma è anche vero che non si può tralasciare un problema così grande per la nostra società, e che non si può guardare a chi sta peggio di noi, ma si deve ricercare sempre il meglio. Dobbiamo guardare a paesi come la Finlandia, la Svezia, la Norvegia, insomma al Nord Europa, in cui la parità sessuale è veramente in atto ed è una formula assolutamente vincente. Dobbiamo guardare, cioè, a paesi in cui inesistenti sono ormai certi retaggi medievali, cattolici, secondo cui la donna deve limitarsi ad essere “l’angelo del focolare”.
La donna nell’età medievale:demoniaca tentatrice o creatura angelicata?
La figura femminile, a partire dal 1200′ si dipinse di tinte “ambigue”. Iniziò, infatti, ad assumere una duplice, ma antitetica connotazione che la rese involontariamente una delle protagoniste di quell’ampio periodo che gli storici chiamano “età del mezzo”. L’accezione negativa della donna, promossa ampiamente dai padri di una chiesa annebbiatrice dell’autonomia di pensiero, rafforzò le solide catene che attanagliavano l’uomo nelle tenebre più profonde, rendendolo passivo suddito di una dottrina religiosa ormai sempre più lontana dagli originali valori di misericordia e carità.
“Maledetto sia questo sesso,in cui non vi è nè timore, nè bontà, nè amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amata che quando è odiata.”
Le uniche figure femminili che riuscirono a sottrarsi a questo misogino stereotipo erano le vergini,le vedove e le donne sposate esaltate, per la loro docile sottomissione, al “pater familias” che esercitava la propria autorevolezza ai limiti dell’umano rigore. La donna, nell’immaginario popolare, era considerata una creatura tentatrice, dominata dal proprio sesso ed incline al peccato.
“Instabili,curiose,irrequiete nell’animo”,queste andavano custodite ed educate dagli uomini che dovevano purificare la loro anima ed istruirle al buon costume.
La donna curata o vestita in modo eccessivamente curato valorizzava il proprio aspetto esteriore, trascurando la propria spiritualità; non doveva imparare nè a leggere nè a scrivere, se non per diventare monaca.
“Castità, modestia, umiltà, sobrietà, silenzio” sono i valori esclusivi a cui le donne dovevano consacrare la loro vita. Una vita prigione, una vita limitata, trascorsa in funzione della casa e della famiglia.
Il mondo reale, della gente comune, irremovibilmente architettato sull’estrema subordinazione dei sessi, si contrapponeva rigorosamente a quel mondo ideale, fantasia del fervore letterario di quel periodo. La donna cantata dai maggiori poeti medievali, primo fra tutti Dante Alighieri, era una creatura angelicata “venuta da cielo in terra a miracol mostrar”. Era una figura spiritualizzata ed esaltata come dispensatrice di salvezza, fonte di ogni bene e moralità.
Appariva come una donna incorporea, intermediaria fra cielo e terra, ineffabile tanto elevate, disumane, quasi divine erano le sue virtù. Diventava quasi “un’angiola” che irradiava una luce di bellezza sovrumana, avvincendo ogni animo e presentandosi come un modello di perfezione morale.
Il cammino verso una maggiore considerazione della donna era ancora inevitabilmente molto lungo e tortuoso. Se nell’immaginario popolare le figure femminili erano considerate peccatrici naturalmente inclini al male, nella letteratura assunsero una connotazione fin troppo idealizzata.
Dovrà trascorrere ancora molto tempo affinchè possano essere considerate “semplicemente donne “.