| L'UOMO
MODERNO E' UNA MACCHINA?
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Si può parlare ancora di eroi?
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Poco meno di una settimana fa mi sono trovata a guardare un servizio su Sky che si proponeva di rispondere a questa domanda, strana, ma non tanto infrequente in questo terzo millennio. Millennio che ha visto l'uomo cimentato in esperimenti chirurgici, clonazioni e studi sulla genetica che, oltre a denunciare un evidente e sempre crescente sviluppo della tecnologia e della scienza, mette in luce quella curiosità che porta l'uomo a studiare se stesso. Tale curiosità non è nuova, né moderna, ma insanabile e congenita, manifesta anche nei secoli passati e perfino nell'antichità. La complicata conformazione dell'uomo, la fusione di atomi tanto straordinaria da generare la vita affascinò, ad esempio, Leonardo da Vinci che compì i suoi primi studi sui cadaveri, in un periodo (1400) in cui poteva essere considerato un eretico o un pazzo. Il geniale studioso fiorentino non fu il primo a comprendere la complessità dell'organismo umano, ma molti altri studiosi, come già Ippocrate nell'antica Grecia, si dedicarono ad una simile ricerca, basilare per il progresso della medicina. Lo studio e la conoscenza dell'essenza dell'uomo si affinarono col tempo e coinvolsero anche disparati campi: letterario, cinematografico, artistico. Per quanto concerne la letteratura, Robert Louis Stevenson scrisse Lo Strano caso del Dr Jeckyl e Mr Hyde. I due protagonisti rappresentavano le due possibili ed estremizzate maschere dello stesso individuo, sdoppiato nella personalità e dotato di metamorfismo. Ci fu poi Mary Shelley che creò il primo androide immaginario: Frankenstein. Negli '80 cominciarono a vedersi in Giappone i primi film futuristi che volevano immaginare l'uomo come un robot indistruttibile. Più tardi la moda coinvolse anche l'occidente e Robocop fu uno dei film cyborg che popolarono il nostro televisore. Tutti questi esempi hanno testimoniato il desiderio dell'uomo di ricreare se stesso, il sogno della clonazione. Ma se nel 1800 clonare era un termine fantascientifico, ora non si può dire la stessa cosa. L'uomo moderno conosce se stesso, saprebbe per fino creare in provetta il suo doppio; applica la scienza e la tecnologia sul proprio corpo e peace maker, protesi metalliche o siliconate lo guarniscono, migliorano e perfezionano. Oggi l'uomo vorrebbe essere davvero indistruttibile, onnisciente, onnipresente: vorrebbe divenire Dio e intanto rimane uomo. Martina Cocco III D |