I 18 ANNI

 

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L'amore è...

La foglia

 

 

"Il solito, per favore", e dopo aver ordinato, si mise a sedere al tavolo di sempre. Diede appena un paio di morsi al suo solito cornetto, integrale e senza zucchero, ovviamente. Poi tirò fuori una foto, c’erano lei ed Emanuele: non più una lacrima, ormai.

Superato? Certo che no. Quel lutto non era riuscita a superarlo, Giulia, ma lei era convinta di avercela fatta, già da tempo. Non più ricordi, non più emozioni; solo una domanda, insolubile. Quel sogno la tormentava a tal punto che la notte quasi aveva paura ad addormentarsi: possibile che si trattasse solo di una premonizione? Prima Emanuele sulla moto e quelle parole, così fredde, così calde; poi la telefonata, quella che le ha cambiato la vita, la notte in ospedale, a bestemmiare contro quel maledettissimo incidente, a pregare che Emanuele si risvegliasse. E la voglia di fargli gli auguri di buon compleanno, proprio quel giorno…

Ma perché anche ora che lui non c’era più? Che senso aveva continuare a sognare quelle medesime parole, quel "i miei 18 anni li ho vissuti, io!"? Doveva pur esserci una ragione!

Si alzò ed andò via subito, lasciando il suo pranzo lì, sul tavolo. Chiuse la porta della sua stanza, non dovevano assolutamente vederla, mentre faceva gli esercizi addominali: chissà cosa avrebbero detto, i suoi genitori! Parole noiose, per lei. Troppo noiose per quella sua mente malata. Le giornate erano tutte uguali, c’erano soltanto la scuola, la musica, e lo specchio. E gli addominali, naturalmente.

Nella sua stanza c’erano moltissime foto, le foto di Emanuele, che Giulia ormai neanche guardava più, ma diceva di non aver mai smesso di amarlo. No! Lei ora non era più in grado di amare nessuno: era troppo indaffarata a trovare una scusa sempre nuova da raccontare ai suoi genitori; indaffarata coll’ossessione di programmare sempre tutto. Indaffarata, davanti allo specchio: quelle gambe che le sembravano sempre più grasse, quando invece diventavano sempre più magre. La debolezza le chiuse gli occhi, nel pieno del pomeriggio, quelle parole echeggiarono nei suoi sogni.

I 18 anni…

Solo che quello non era proprio un sogno: ora Giulia si era addormentata, chissà per quanto tempo. Chissà se si sarebbe mai svegliata. L’impotenza delle amiche e dei suoi genitori, per fortuna, non era impotenza per i medici, che cercavano di fare del loro meglio per far risvegliare Giulia, per farla tornare carina. Per farla guarire.

Così festeggiò i 17 anni in un centro di recupero, insieme ad altre ragazze come lei, e che proprio come lei facevano fatica a mandar giù qualche boccone di quella torta.

E poi, finalmente i 18 anni, la festa con gli amici, fuori da quel centro, fuori da quella malattia. Fuori dalla noia. Dentro la vita. Perché ora Giulia aveva deciso che li avrebbe vissuti anche lei, i suoi 18 anni.

Federica Turriziani Colonna V C