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Prione
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STANLEY PRUSINER
"Il dogma centrale della biologia molecolare? Era
solo un’illusione… In realtà la vita è così imprevedibile che
alcuni suoi aspetti sfuggono anche alla scienza… La famosa ipotesi della
sequenza? Anche quella affermazione, che sembrava inattaccabile e che per
anni è stata considerata valida, non rispecchiava la realtà precisa
della vita… Anche al famoso Crick era sfuggito qualcosa! Ricordate il
famoso morbo della mucca pazza? E’ da quel tipo di studio che
ebbe origine la scoperta di una possibile infettività dei prioni,
responsabili della malattia di Creutzfeldt - Jacob. Proteine codificate da
un gene preciso che possono essere convertite in una forma infettiva, la
quale, pur conservando la stessa sequenza di amminoacidi, assume una
conformazione tridimensionale diversa? E’ possibile che una proteina
possa assumere due differenti conformazioni tridimensionali? Fatto sta che
ciò contrasta con il corollario per il quale la sequenza nucleotidica, e
di conseguenza amminoacidica, determini in modo univoco la conformazione
tridimensionale della proteina. Così, a causa dell’elevata incidenza
del morbo della mucca pazza, si cominciò a parlare di lentivirus (slow
virus), per il lungo periodo di incubazione. Ma quali erano gli agenti
infettivi responsabili di queste patologie? Venne discussa la possibilità
che si fosse di fronte ad una proteina capace di trasportare l’informazione
genetica.
CRICK:" La tua ipotesi è impossibile?!
Contraddice i principi della biologia molecolare… La mia scoperta
costituisce il dogma centrale della biologia!"
"Ma perché allora l’infettività di tali
patologie poteva essere ridotta con procedure che modificavano le proteine
ma resistevano ai trattamenti di alterazione degli acidi nucleici?
Come osservai nella mia Nobel Lecture, inizialmente lo
scetticismo nei riguardi dell’ipotesi dei prioni, portò ad un dibattito
scientifico, ma ormai si parla di ricerche scientifiche sulle malattie da
prioni, anche se ci sono ancora molti ricercatori che non credono all’ipotesi
dei prioni. Così fui proprio io a lanciare una sfida alla
definizione genetica molecolare della vita, dimostrando che una proteina
poteva essere infettante. Infatti, condussi delle ricerche su una
particolare classe di proteine, che svolge il ruolo di assistere molte
proteine durante il loro ripiegamento ridimensionale, e che per questo
vengono dette chaperones. Ciò che mi soddisfa maggiormente del mio lavoro e
delle ricerche condotte per la scoperta di queste sensazionali proteine,
è l’aver aperto un’altra piccola pagina dell’immenso libro della
ricerca biochimica, grazie alla quale sarà forse necessario formulare una
definizione della vita dagli orizzonti più ampi di quelli immaginati all’alba
della biologia molecolare. E’ solo un piccolissimo passo avanti, ma senza il
quale, forse, non sarebbero avvenute le scoperte posteriori".
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