IL LABORATORIO DI CHIMICA

 

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Il DNA rivisitato dal Liceo Turriziani

Un laboratorio sotto le stelle

 

L'angolo della scienza

Quando ero al ginnasio e passavo davanti al laboratorio di chimica, molte volte provavo una strana sensazione: mi chiedevo cosa potesse accadere esattamente in quel luogo, che pareva emanasse un alone di mistero. Ricordavo quei film, quei libri dall’atmosfera cupa ambientati nel Medioevo, in cui uno studioso, rinchiuso in una stanzetta buia e sommerso da strumenti d’ogni genere, si cimentava con la creazione della pietra filosofale ed esercitava quella scienza che chiamiamo alchimia. Per questo, fino all’anno scorso, ho avuto sempre qualche remora ad entrarvi e, sinceramente, non l’avevo mai fatto. Poi, finalmente studentessa di primo liceo, sono entrata a pieno titolo nel laboratorio di chimica con i miei compagni e con la prof. Murchio ed ho riso delle mie fantasie: la stanza, oltre a un vero scheletro umano e a qualche povero animale sotto spirito, non aveva nulla d’inquietante. È così che è iniziata la mia avventura nel laboratorio, tra personali costruzioni mentali (immediatamente svanite!) e nuove prese di coscienza. Fin dall’inizio le ore di lezione, in mezzo a beker, beute, acido cloridrico e vetrini da osservare al microscopio, si sono rivelate estremamente costruttive: testare, sperimentalmente ciò che s’impara sui libri e che spesso si crede pura astrazione, fornisce certezze e sicurezza. Sapere che formule chimiche non sono solo segni grafici,ma sono "realtà", natura, elementi che compongono la materia e che regolano l’ambiente dove viviamo è importante, perché ci permette di capire quanto ogni piccola cosa, che consideriamo banale e che diamo per scontata, abbia alla base regole e meccanismi complessi. Quindi ore costruttive, che insegnano qualcosa, ma non per questo monotone o noiose, tutt’altro: sarà per la spontaneità e l’allegria di noi giovani, per l’entusiasmo che mettiamo in qualunque cosa facciamo, ma non c’è una volta che un esperimento o un’osservazione microscopica non siano accompagnati da battute e affermazioni che ci portano a scherzare e, spesso, proprio da un commento buttato lì solo per divertire, partiamo per porre nuovi quesiti e comprendere meglio una problematica. In laboratorio, hanno una risposta quelle domande che da sempre ci poniamo e che ci apparivano così difficili; notiamo. con sorpresa e sotto una nuova luce. cose che credevamo di conoscere da sempre; impariamo ad usare quegli strumenti che ci raffiguriamo come "attrezzi del mestiere" propri dei ricercatori scientifici; e, infine, riusciamo a relazionarci e a collaborare tra di noi per portare a termine un qualsiasi progetto, anche il più semplice, e ne usciamo più uniti. Tutto questo sotto la guida della prof. Murchio, che mostra sempre un’incrollabile volontà di insegnarci e che riesce ad interessarci coinvolgendoci in ogni esperimento. Ovviamente, non mancano piccoli "errori" e qualche volta qualcosa va anche storto, ma, proprio grazie a questo, comprendiamo la necessità di continue prove e riprove in campo scientifico, di un continuo testare per avere verifiche certe. Alla fine, un beker che si rompe o un’elettrolisi che non è visibile del tutto, sono poca cosa rispetto a tutto ciò che si acquisisce strada facendo! Personalmente, devo dire che non nutro molta simpatia per lo scheletro di un’aragosta o di una vipera, e neanche mi emoziono davanti ai resti di una sanguisuga, ma capisco comunque l’importanza scientifica di tale osservazione… (brrrrr!) Ormai, lontano l’alone di mistero che emanava il laboratorio, scomparse le remore che provavo a entrarvi, ho capito che, certo, non si potrà creare la pietra filosofale, ma, grazie a questa "avventura" che è il laboratorio, nasce sicuramente in noi studenti la coscienza dei meccanismi che regolano quella che tra tutte le avventure è la più bella: la vita.

Virginia Torella I C