| L'ARGENTINA, UN PAESE DA SCOPRIRE | ||
|
|
Quando mi è stato proposto di partecipare ad uno scambio culturale, non ho pensato minimamente agli eventuali problemi che avrei potuto incontrare, ma ho rivolto la mia attenzione soltanto alla destinazione ed alla durata dell’esperienza. Da quel momento ho iniziato a contare i giorni che mancavano alla partenza. Non ho mai dato importanza alla fugacità del tempo e così, la fatidica data della mia partenza per l’Argentina continuava ad avvicinarsi sempre più velocemente, senza che io me ne rendessi conto. Ma quel 31 luglio 2003 me ne sono reso conto e come: è stato un giorno bello, emozionante, intenso, ma pur sempre strano. E’ stato difficile salutare i miei amici e la mia famiglia, con la consapevolezza che per sei mesi avrei vissuto lontano da loro, senza la possibilità di incontrarli nemmeno una volta. Per fortuna, però, anche quelle ventiquattro ore sono trascorse rapidamente.
In quel momento mi sentivo libero, indipendente, autonomo, cosciente che quei sei mesi sarebbero stati forse i più belli della mia vita. Solo al mio arrivo a Buenos Aires mi sono reso realmente conto di quello che stavo vivendo, pur non sapendo assolutamente ciò che mi aspettava. Ho vissuto a Neuquèn, una città di 300.000 abitanti, ospitato da una famiglia alla quale ancora oggi sono fortemente legato: mia madre argentina si è sempre mostrata gentile, solare e disponibile nei miei confronti. Mio padre, una persona dotata di una ricca cultura, durante la giovinezza ha viaggiato quasi in tutto il mondo. I miei genitori argentini hanno tre figli: Marcos, un ragazzo di 17 anni, che frequentava la mia stessa scuola e con il quale uscivo durante i fine settimana, Jaime, il fratello minore, di 14 anni, simpaticissimo, sempre allegro e spiritoso, ed infine, la mia sorellina Gabriela, di 10 anni, che si è tanto affezionata a me. Ho frequentato una scuola socio – psico - pedagogica ad indirizzo umanistico. I primi giorni di scuola sono stati molto difficili, soprattutto per il problema della lingua: pur essendo lo spagnolo molto simile all’italiano, ho avuto bisogno di un paio di settimane per abituarmi al suono e alla pronuncia delle parole. Non mi sono demoralizzato affatto ed ho frequentato dal primo giorno all’ultimo, anche perché i professori, tutti molto gentili, si sono subito mostrati disponibili nei miei confronti e mi hanno aiutato ad inserirmi il più velocemente possibile nella classe, facendo di tutto per facilitarmi l’apprendimento dello spagnolo. Fin dal primo giorno ho messo in chiaro il fatto di non voler ricevere un "trattamento speciale" da parte dei professori, ma di essere considerato e valutato come ogni altro studente argentino; così è stato per cui mi sono sentito ancor più parte integrante della classe, costituita da 34 alunni, dei quali più della metà ragazze, che occupavano un’aula piuttosto grande. Tutti erano interessati ed attratti dalla mia presenza, nelle prime settimane specialmente, e mi hanno chiesto un sacco di cose sull’Italia e sulla mia vita. Ho provato una strana emozione nel guardarli, mentre mi facevano mille domande con gli occhi lucidi per conoscere un ragazzo della loro età, che aveva un’altra cultura e parlava una lingua diversa dalla loro. Le lezioni duravano cinque ore e, ogni mattina alle otto, avveniva una cosa che mi ha colpito molto: tutti gli alunni della scuola si riunivano nell’aula magna per l’alzabandiera che era accompagnato da un rispettoso silenzio. Quello che mi ha stupito di più dell’Argentina è stata proprio la gente: con tutti i problemi politico – economici degli ultimi anni, credevo che le persone vivessero tristemente ed in uno stato di estrema povertà. Sebbene sia questa l’immagine dell’Argentina nel mondo, la realtà è ben diversa. Le persone, pur sempre coscienti della difficile situazione del paese, vivono serenamente senza dare molta importanza al denaro, che ormai è l’elemento caratterizzante dei paesi industrializzati: sono delle persone molto socievoli, allegre, con una gran voglia di vivere. Tutti mi hanno subito messo a mio agio, facendomi sentire fin dalle prime settimane uno di loro. La loro vita si svolge su ritmi totalmente diversi dai nostri: per esempio, prima delle dieci di sera, nessuno si siede a tavola per cenare o, dopo pranzo, la cosiddetta "siesta" è davvero considerata un rito religioso. Infatti, mi è capitato di uscire diverse volte verso le tre di pomeriggio, di non incontrare nessuno per strada e di vedere le serrande dei negozi abbassate fino alle cinque, come se la vita si fosse paralizzata per un paio d’ore. Ho apprezzato molto questo costume; ricordo sempre con piacere quando, dopo pranzo, tutta la mia famiglia si sedeva in soggiorno a chiacchierare ridendo, scherzando e discutendo dei più svariati argomenti. La vita notturna in Argentina si svolge in orari ben diversi da quelli italiani: ci si incontra a casa di amici verso le undici di sera, dove si mangia la carne rigorosamente cucinata al BBQ; più tardi, verso le due di notte, si esce tutti insieme per andare a bere qualcosa nei vari pub e poi, più o meno verso le tre, si va in discoteca o alle feste degli amici. Tutto questo fino alle sei o alle sette di mattina, quando tutti vanno a dormire. Naturalmente questo avviene solamente nei fine settimana, non pensiate che gli argentini abbiano una vita sociale unicamente notturna. Ho avuto anche la fortuna di visitare diverse località dell’Argentina, un paese che, dal punto di vista naturalistico, possiede ogni tipo di vegetazione e paesaggi unici al mondo: altissime catene montuose che segnano il confine con il Cile, foreste tropicali, spiagge oceaniche, metropoli, steppe sterminate, ghiacciai, ecc. Inoltre ho potuto visitare diversi luoghi: sono stato alle cascate di Iguaçù, che sono davvero uno spettacolo della natura. Successivamente mi sono recato nel sud della Patagonia, dove ho potuto apprezzare con i miei stessi occhi l’unicità dei grandi ghiacciai patagonici e delle creature marine che vivono nelle fredde acque dell’Atlantico.
Sono stati sei mesi davvero indimenticabili, durante i quali mi sono divertito, ma ho anche imparato a far più caso alle piccole cose. Sono cambiate molte cose, in questi sei mesi, e devo ammettere anch’io che mi sento, almeno per alcuni aspetti, trasformato. Ho capito che bisogna affrontare ogni giorno come se fosse l’ultimo della nostra vita. L’Argentina mi ha dato molto e spero seriamente di riuscire a trasmettere alla mia famiglia e ai miei amici quello spirito di vita, tipicamente argentino, dal quale sono rimasto affascinato.Federico Fraschetti II C |