GLOBALIZZAZIONE E LAVORO

Piano attività anno 2008 - 2009

Assemblea Generale Soci - Concerto di G. Insardi

Consegna Borse di Studio

"Quale famiglia oggi?" - Concerto del Trio J. Ibert

N. Turriziani, la gioventù frusinate e il senso del dovere

Garibaldi e l'Internazionale dei lavoratori  

Concerto dei chitarristi F. Caputo e G. Curciotti

Attività svolte nell'anno 2005 - 2006

Nasce l'Associazione ex Alunni del "Turriziani"

18 Maggio 2007

Claudio Pagliara al Liceo "Turriziani"

Cerimonia consegna Borse di Studio  "N. Turriziani" e "F. Fanfera"

Assemblea generale Soci 2/12/2006 - Concerto di G. Valle

Ciao Italo Peta, ciao Arnaldo Marzi!

Antonio Iadanza ricorda Fernando Valchera

Ricordo di Rossana Perlini

Ricordo di Maurizio Campioni

Caro Norberto...

Statuto

Modulo per l'iscrizione

Il Quadro Direttivo

 

 

Oggi i giovani in Italia si trovano davanti a serie difficoltà nell’affrontare il mondo del lavoro ed hanno, per la prima volta, dopo molte generazioni, la non infondata sensazione che il loro tenore di vita sarà probabilmente inferiore a quello  dei loro genitori. Rivolgersi alla storia del XX secolo può servire a conoscere le dimensioni e le cause di questo fenomeno, doloroso e assolutamente nuovo.  

Il mercato internazionale dopo la seconda guerra mondiale

Le basi dell’attuale sviluppo economico in Italia e nel mondo intero vanno ricercate intorno alla seconda guerra mondiale (1939-’45). Il conflitto liberò l’Europa dalle dittature nazista e fascista ed aprì nel vecchio continente e negli Stati Uniti una stagione di benessere e di crescente sviluppo mai prima conosciuti. La decisione degli USA di entrare nel conflitto fu determinata anche dalla giusta intuizione che la vittoria avrebbe consentito la nascita di un forte mercato delle potenze occidentali, coordinato dall’America.Già nel 1944 gli accordi di Bretton Woods dettero agli USA praticamente il ruolo di “banchieri del mondo”. Gli Stati Uniti si impegnavano a stabilire un rapporto fisso di valore tra l’oro e il dollaro. Un’oncia d’oro sui mercati internazionali valeva una cifra sempre uguale in dollari. All’oro si accoppiava, quindi, una moneta “buona come l’oro”, che poteva svolgere il compito di valuta di scambio negli affari internazionali.Ovviamente, siccome una grande quantità di dollari era così trattenuta nei forzieri dai singoli Paesi al posto dell’oro e a garanzia del valore delle singole monete, gli Americani potevano immettere in circolazione una forte quantità aggiuntiva di dollari, senza creare la  svalutazione della loro moneta sul mercato. Ogni banchiere è così che guadagna…Bisognava mettere però in moto il mercato, nelle rovine conseguenti alla fine della guerra. A ciò si provvide con il piano Marshall del 1947, consistente in una generosa quantità di aiuti, in gran parte in beni materiali, concessi ai paesi dell’Europa occidentale (Stalin rifiutò per motivi di prestigio politico) in modo che potesse sollecitamente mettersi in moto la ricostruzione. Il forte appoggio dell’America, insieme alla riconquistata democrazia, crearono nel vecchio continente l’ottimismo, che è il principale ingrediente dello sviluppo capitalistico. In Germania e in Italia si parlò di “miracolo economico”. Circa un decennio dopo la fine della guerra l’Europa era irriconoscibile.Ancora più “miracolati” pare siano stati gli Americani stessi. La grande richiesta di prodotti di ogni genere provenienti dai paesi europei, che si andavano ricostruendo e l’apertura degli scambi, fecero sì che la macchina produttiva americana poté non fermarsi nemmeno a guerra finita ed anzi continuare a crescere all’interno delle regole sapientemente fissate a     Bretton Woods. Le industrie che avevano prodotto grandi quantità di armamenti potevano continuare a produrre beni di pace e crescere ancora. C’era un continente da ricostruire! Il ruolo di leadership mondiale che gli Americani hanno svolto per decenni se lo sono conquistato, insomma, con la lungimirante capacità di guardare ai propri interessi in un ambito più generale.

                                                            Michele De Gregorio

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