GARIBALDI E L'INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI

Piano attività anno 2008 - 2009

Assemblea Generale Soci - Concerto di G. Insardi

Consegna Borse di Studio

"Quale famiglia oggi?" - Concerto del Trio J. Ibert

N. Turriziani, la gioventù frusinate e il senso del dovere

Concerto dei chitarristi F. Caputo e G. Curciotti

Globalizzazione e lavoro

Attività svolte nell'anno 2005 - 2006

Nasce l'Associazione ex Alunni del "Turriziani"

18 Maggio 2007

Claudio Pagliara al Liceo "Turriziani"

Cerimonia consegna Borse di Studio  "N. Turriziani" e "F. Fanfera"

Assemblea generale Soci 2/12/2006 - Concerto di G. Valle

Ciao Italo Peta, ciao Arnaldo Marzi!

Antonio Iadanza ricorda Fernando Valchera

Ricordo di Rossana Perlini

Ricordo di Maurizio Campioni

Caro Norberto...

Statuto

Modulo per l'iscrizione

Il Quadro Direttivo

 

 

La figura di Giuseppe Garibaldi, il cui bicentenario della nascita è da poco trascorso, ha sempre esercitato su di me un fascino enorme. Ricordo che in quinta elementare, in occasione dei miei primi esami scolastici, svolsi un tema sull'Eroe dei due Mondi, che replicai, sempre con esiti soddisfacenti, in altri momenti della mia esperienza di studente. L' aspetto di questo singolare personaggio, unitamente alle sue imprese, mi provocava un sentimento di profonda e calda simpatia. Vederlo raffigurato o fotografato con quei lunghi capelli, la barba, il poncho, la camicia rossa (da sempre, grazie alle tradizioni socialiste della mia famiglia, il rosso ha rappresentato per me il colore della giustizia sociale), mi trasmetteva un senso profondo di “identificazione”. Garibaldi non aveva un aspetto “borghese” (come ad esempio Mazzini, per non parlare di Cavour), e per me, già incline al richiamo della contestazione, divenne fin da subito una sorta di mito rivoluzionario, prima e più ancora del “Che”.

Grazie alla sua immensa popolarità, legata non solo alle  vicende di guerra e di guerriglia, all'epica impresa dei Mille in specie, ma ad un carisma enorme e trasversale, capace di soggiogare umili popolani e membri dell'alta società, uomini e donne, Garibaldi è stato celebrato ed amato a livello internazionale ed elevato a modello di coraggioso patriota, di valente condottiero e di rivoluzionario, sia pure “disciplinato”. Il mio saggio,  pubblicato nel volumetto “Alle sorgenti del Socialismo” (Ed. Polis Poiesis, 2007), si occupa dell'ultimo periodo della sua vita e, in particolare, dell'influenza che le sue scelte e la sua attività politica esercitarono nei riguardi della formazione del movimento socialista ed internazionalista in Italia dopo l'Unità. Ma occorre partire dal 1833. In quell'anno, il giovane capitano di marina Giuseppe Garibaldi, di ritorno da Odessa, imbarcò a Marsiglia, nella sua Clorinda, tredici sansimoniani mandati in esilio, dai quali venne messo al corrente delle teorie di Claude Henri de Saint-Simon. Inoltre, ricevette in dono dal capo di essi una copia del Nuovo Cristianesimo, ultima opera del filosofo francese. Il giovane Garibaldi rimase profondamente colpito dalle idee socialiste ed umanitarie di Saint-Simon che affermavano i valori della solidarietà, della giustizia e della libertà di tutti i popoli e ad esse rimase sostanzialmente legato per tutta la vita.

L'Associazione Internazionale dei lavoratori venne fondata a Londra, il 28 settembre 1864, nel corso di una riunione di democratici e di operai appartenenti a vari paesi europei, ma soltanto verso la fine del 1871, i rapporti tra il movimento dei lavoratori italiani e l'Internazionale divennero più stretti. L'avvenimento che valse a suscitare un vasto ed energico mutamento di posizioni all'interno del movimento operaio italiano, fino ad allora sotto l'egida di Mazzini, fu la Comune di Parigi.           

                                                                   Amedeo di Sora

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